Quella luce che illumina
i meandri più nascosti
arriva fra le fronde
dei boschi
ritrova frutti smarriti
rischiara animi afflitti
vede lontano:
intuisce amori
che crescono piano.
Quella luce che illumina
i meandri più nascosti
arriva fra le fronde
dei boschi
ritrova frutti smarriti
rischiara animi afflitti
vede lontano:
intuisce amori
che crescono piano.
Baciata dai piumini
spostati dal vento,
sento nei raggi
l'abbraccio
del sole
sonnolento.
Nel cinguettio
del parco
riconosco
la primavera,
tenace combattente,
messaggera
di desiderate trasferte.
Ho attraversato confini
ho valicato montagne
ora,
come una mosca
contro i finestrini,
pareti di cristallo
mi separano da te:
non siamo più così vicini.
Un incontro a metà,
tra due esseri
spogliati
delle proprie verità:
l'uno
dinnanzi all'altro
desiderando umanità.
Ora mi riconosco
nel deserto:
distratto dromedario
fra le dune
in preda al vento
che cerca un'oasi
dove dissetarsi.
Ci vuole coraggio
per opporsi al pensiero imposto.
Ci vuole coraggio per cambiare di posto.
Ci vuole coraggio a crescere un bambino:
quando sta male, restare forte e stargli vicino.
Ci vuole coraggio ad affrontare una malattia,
a continuare il cammino senza voler andar via.
E io ce l'ho il coraggio per inseguire un miraggio?
Tutta la vita inseguire la felicità: un momento è qui,
ma poi è già là.
Respire
buscando imaginación;
por un segundo
te soñé:
fue una intensa emoción.
El tiempo contigo se paró
el afán de la vida desapareció.
Es una lucha este presente
hay que agarrarse un instante
pues el momento ya ha pasado
para hallar vivir la simple realidad
en un tiempo de prisa y virtualidad.
Añoro mi loca juventud perdida
temporada de amores intensos,
que ni podía dormir ni comer,
los días transcurrían en versos
buscando lo que no pude tener.
Disfrutaba enamorada de la vida
persiguiendo ilusiones infinitas.
Ahora sé que no puedo brindar
a la victoria sin amigos sinceros;
ahora sé que solo quiero celebrar
con unos los exitos verdaderos;
ahora sé que los hijos son parte de mí
pero no pueden sentir lo que yo siento.
Colmaré ese visible vacío de sentimiento
arrastraré todos los deseables momentos
escribiendo mis poemas de amor al viento.
Así, otra vez y para siempre, pararé el tiempo.
No te asustes, no te preocupes: la noche alcanza esa casa lejana cerrar no puedo esa ventana. "Yo pensaré en todo", me dices tú. Bajo a abrirte la puerta, no me mires pero: la tormenta del tiempo ha dejado sus huellas, mis ojos han perdido ese brillo de un paseo juvenil, mis piernas tienen que andar en la oscuridad, mi boca y frente arrugadas, mis cabellos finos hasta caerse. Aún no soy un fantasma, aún puedo tocarte y besarte ¡Pero no me mires, por favor! Acuérdate de mí, de cómo nos conocimos bajo la lluvia
esa primavera de hace 50 años. Ninguna mano me apretó
determinada como la tuya desde entonces, ningún hombre me robó un suspiro como el que salió de mis labios teniendo que alejarme de ti.
Hoy has venido a verme
por la puerta del jardín antes de irte definitivamente, antes de subir las escaleras celestes.
Eres perfecto como un ángel sin plumas Eres joven como un chico
sin barba, ¡eres de nuevo tú por fin! Yo no. Yo tengo esa coraza
de huesos y muslos caducos.
Llévame contigo
para que me parezca a un ángel.
No quiero plumas
pero sí quiero volar dejándome atrás el barro del suelo.
I would say hello to the moon
without passing through
the mountains
I would have greeted the sun,
if I had been proud;
I always start my days
with a coffee and a little prayer
I would have done great things
if I had been greeting the sun.
I forgot your wise advice
I would have stopped my thoughts
if I had finally got the Moon.
I would say I am lucky
I would say I have
lots of presents to thank for.
Life is a big chance
to fly through in spite of a foggy sky.
Dal tavolino in giardino osservo il mondo che se ne va.
Mi sento anziana a pensarlo, ma il mondo sta cambiando irrimediabilmente e senza attendere che tutti siano pronti. Vedo le nuvole disegnare quadri di Magritte, surrealistico sfondo per pensieri in migrazione.
Scriverei per ore, abbandonando i temi da correggere sul tavolo. Viaggerei lontano verso luoghi sopravvissuti alla generica globalizzazione. Andrei al mare per camminare sulla sabbia bagnata e lasciar fluire fra le onde il rumore della rabbia.
Arrabbiata, mi sento arrabbiata per aver creduto un tempo al potere del dolce sentimento. Eppure non era vero, non era certo. Ma la certezza non esiste dove il coraggio non insiste.
Oggi è un giorno sbagliato per la malinconia che porto nel cuore travagliato.
Domani forse sarò di nuovo capace di mettermi a giocare con i miei figli, di rincorrere nel parco i conigli, di ritornare a sorridere, poiché nulla di male è accaduto. Eppure mi sento come un angelo caduto: l'incanto del mio paradiso si è perduto.
Se potessi , disegnerei profumati mughetti, rose rosse e prati verdi, una piccola curata dimora nella quale abitare a metà fra la quotidianità realtà e le meraviglie da sognare.
Preoccupa l'attesa
di aghi e dolore
Rasserena il presente
l'anestesia, il cerotto sul cuore
e la compagnia
Ritorno con il ghiaccio
la testa gira...
"Ricordati di non usare il braccio!"
Pranzo preparato
tenere amiche e aiuto donato
Poi, la sera la cena da preparare
e sentire la catena tirare
in casa, nessuna cura
nessuna premura.
Il riposo è violato:
Randagio indifeso
nell'abisso è ritornato.
Al mattino torna il sole,
passeggiata al mercato...
Scrive l'amica:
"Il pranzetto ti ho preparato"
È l'affetto
che giunge inaspettato.
He parado un momento:
busco paz en el tormento.
Por la mañana levantarse,
despertar a los niños e irse
de prisa en el tráfico lento:
en un rato no queda tiempo
llego con retraso y miento.
Quiero volver a respirar:
el agobio es sufrimiento.
Vuelvo rápido a mis tareas
caos dentro y fuera mareas.
Mi mente no tiene descanso
el reloj marca manso los minutos
que de mi condena son verdugos.
Al final todo llega, nada falta
donde el tiempo no hace falta.
Ho deciso di vivere ancora tante vite:
di gioire e soffrire innumerevoli volte
raccontando di brindisi fra veri amici,
serate danzanti, dispetti dei nemici e
silenzi devastanti dei vecchi amanti.
Chiedo di sopravvivere a me stessa
di rotolare giù per l'aspra discesa
scrollandomi di dosso l'incertezza;
vedo il precipizio ingenuo dei ricordi
continuando a scalare una cordata di sogni.
Domenica significa anche relax, significa che mi posso permettere di indugiare un po' fra le lenzuola, che posso anche perdere un po' di tempo divagando dopo il caffè, che l'urgenza della vita non mi assale come durante la settimana.
Poter scrivere qualche riga, anche se la casa è in disordine e so bene che se non porterò io giù la cesta dei panni da lavare nessuno lo farà, se non li metterò in lavatrice, scoppierà il dramma della maglietta da pallavolo ancora sporca, del pantalone preferito che non si può indossare.
Domenica significa anche pranzo di famiglia e dunque non dovrò cucinare ma ci saranno due primi e due secondi, contorni e dolci. È un vizio e un privilegio domenicale.
Un tempo significava anche messa festiva, alla quale giungevo sempre in ritardo, dopo urla e litigate poiché mio marito non era mai pronto e i miei figli bisticciavano, con una fatica enorme per vestirli e sistemarli perché fossero presentabili, mentre io arrivavo come una pellegrina che aveva appena terminato il "Camino de Santiago".
Ora sono cresciuti, si arrangiano di più, a volte non vogliono venire, a volte io vado di sabato.
Le mie domeniche sono però anche giornate di lavoro: quando ho pacchi di verifiche e testi da correggere sul tavolo, come oggi, devo mettere in conto almeno tre ore di correzioni con qualche pausa di aria per il cervello e una passeggiata al parco vicino a casa.
Le domeniche più belle però sono quelle delle gite con le amiche: le ricordo tutte e purtroppo sono sempre più rare per la concentrazione di impegni e la difficoltà logistica di incontrarci, vivendo alcune di loro anche in città lontane.
Da bambina, di domenica si andava alla casa in collina, era un'abitudine. La casa è un edificio di inizio Novecento a tre piani in pietra e calce bianca restaurato alla buona negli anni '70, dove avevano vissuto mio padre e la sua famiglia fino alla morte del nonno e dunque disabitata già alla fine degli anni '50. Immersa nel verde del Parco naturale delle Foreste Casentinesi, era riconoscibile da lontano per il tetto rosso e i cipressi che le facevano un semicerchio intorno.
Fuori, il grande tavolo di cemento sotto al noce dove si pranza a tutti insieme.
Lì mi era possibile tutto... fuorché farmi male: potevo correre, saltare, fare finta di volare, salire sugli alberi, giocare a nascondino, andare in altalena, cercare il fantasma "formaggino"...
Ero quasi sempre la più grande dei cugini e altri bambini ospiti e dunque proponevo o imponevo i giochi. Costringevo tutti ad entrare nel club della casa sull'albero che mio padre mi aveva costruito su di un pero selvatico, tenevo l'elenco dei soci e lo aggiornavo con zelo. Oppure, li convincevo a recitare di notte, nel giardino buio sotto casa, scene patetiche che avevo ideato e con una torcia li illuminavo, fingendo di essere un regista e di effettuare riprese cinematografiche.
D'estate si scendeva la strada ghiaiata fino al fiume, un piccolo torrente ostruito da rami e sassi franati. Ci immergevamo nell' acqua bassa e gelida, fra i sassi, per catturare i girini che imprigionavano in qualche diga da noi costruita in acqua oppure facevamo il bagno, estremamente tonificante per placare un po' le nostre energie di bambini che non conoscevano né cellulari, né i videogiochi. Lassù non vi era neppure la televisione.
Pare trascorsa una vita... Sono trascorsi circa 35 anni da quando il suono delle nostre voci di bambini felici è sparito per sempre.
Mio padre si ammalò, iniziò a frequentare medici e ospedali, a trascorrere anche lunghi periodi ricoverato e non giunse alla seconda estate.
Intanto io crescevo e, per forza e dovere, cercavo di diventare adulta.
Ancora oggi associo alla casa di collina che ora frequento pochissimo, un tempo meraviglioso di libertà e spensieratezza in compagnia della mia famiglia e di zii, cugini e amici, un tempo di vera festa.
Non mi figuro più
L'amore
Tempesta di rugiada
Immersiva
Più che altro
vento
Che soffia ora intenso
O se tace
Scompare in un momento
Oppure
Onda bassa
Ora alta e ruggente
Che in un istante
travolge e sommerge
Corrode
Baciando la riva
poi, di nuovo, la spoglia
ma non duole.
Sentimento potente
o inesistente, dell'anima
urgente tormento
o talentuoso portento
a cielo aperto
in assenza di tempo.
Lontano
stasera il FIRMAMENTO:
INVISIBILI PUNTI luminosi
si accalcano lassù
AMABILE baccano
le parole fra amici
per disperdere
il DOLORE della distanza
quaggiù
PREGNO di frastuono il cuore
STRUGGIMENTO dal sapore intenso
ARCANO stupore, genera l'amore!
Festeggio la vita
che rapida mi scorre
fra le dita
con l'ansia di volare,
eppure sono qui,
ancorata a terra,
e non mi resta che
la pazienza di aspettare.
Celebro la vita,
quel tempo finito
tra la data della nascita
e quella della morte
che nessuno conosce,
per qualcuno
così breve
e per altri sprecato.
Quella bellezza del sentire
la pelle arrossire,
una carezza, un bacio,
lo sguardo amorevole di genitori,
il gusto delle fragole mature,
le risate dei bambini giocare,
l'abbraccio degli amici,
l'immensità di un tramonto
sul mare.
E poi?
E poi soffierà un vento freddo
si oscurerà il cielo,
faticherò,
piangerò,
forse
emetterò un gemito:
come quando sono nata,
rinascerò
e, forse, imparerò
di nuovo
ad andare in bicicletta.
Just an ancient friend
Lack of any fears
Sitting in front
Drinking beer
Reach a shelter
on a beach
Stay together
and not speak
Magic silence
Eyes audience
Imagine other Future
Remember old picture
Regarding wild nature
Canta il sole
salendo le scale,
anima viva
gambe stanche.
Vola l'orizzonte
rotola, accanto rimbalza,
poi stacca, più avanti avanza.
Il sangue scorre ancora.
Detersivi corrosivi
straccio e scopone
panni stesi e polvere
Mi siedo sul divano
con affanno:
respiro,
guardo ancora lontano,
nient'altro importa.
Osservo il tramonto
a bordo di un treno
che corre veloce
fra la campagna,
verso la periferia.
Mi ricordo
che sono ancora viva,
mi stupisco della bellezza
dei colori e amo la vita
ché ancora, la mia corsa,
non è finita.
Ogni istante
si decide se vivere
o morire
È una lotta feroce
che si consuma
veloce
ogni volta
che rinunci a ciò
che ti fa felice.
Sì sta come davanti
alle ricche paste
golose
della panetteria
e non sai che scegliere,
quando per abitudine
prendi sempre i croissant
già imbustati al banco.
Quella luce che illumina i meandri più nascosti arriva fra le fronde dei boschi ritrova frutti smarriti rischiara animi afflitti vede lon...